di Elvira Ortolani
Il mio orto è piccolo e, quando ho cominciato, non si poteva neanche definire un orto.
Era semplicemente una giungla di erba alta e infestanti!
Io e mio marito (soprattutto io) ansiosi di cominciare, ci siamo messi a ripulire un pezzo alla volta.
Appena ripulito un pezzetto, andavamo al vivaio (ora semino io), compravamo le piantine e mettevamo giù.
L'effetto finale fu quello di una grande coperta patchwork: rettangoli sparsi a caso, molto colorati e molto poco organizzati.
Di sera, inciampando ovunque, annaffiavamo tutto con un tubo di gomma.
Nel corso del tempo, la voglia di coltivare sempre più cose e di renderlo sempre più produttivo (ah! ...Il sogno dell'autosufficienza!) mi ha spinto a fare modifiche sostanziali.
Su molti testi consultati veniva consigliato, in caso di orti piccoli, di dividere tutto in parcelle regolari della larghezza di m 1.20, divise da sentieri per il passaggio, in modo da poter raggiungere il centro di ogni aiuola senza calpestare.
Su questi testi si afferma che in questo modo si può usare meno concime, che viene messo solo nelle parcelle a seconda delle esigenze specifiche delle piante che vi sono, piantare più fitto e quindi produrre di più.
Ho deciso di provare!
Ho diviso l'orto nel modo consigliato, inoltre ho comprato dei blocchetti di tufo per fare i sentieri, così potevo andare liberamente nell'orto quando pioveva senza sporcarmi e senza dover usare stivali di gomma.
Mio marito (santo subito!) ha messo l'impianto di irrigazione in ogni parcella, ma ognuna con il suo rubinetto, in modo da poterlo aprire o chiudere a seconda delle esigenze idriche delle piante che vi sono.
In ritagli di terreno che non potevano essere utilizzati, ho messo la consolida, le compostiere e i bidoni per i macerati.
In una aiuola stretta e lunga, all'inizio dell'orto, dove non cresceva nulla perchè il terreno è puro tufo, ho messo le erbe spontanee commestibili.
Per sfruttare ogni possibile spazio, ho piantato dei topinambur lungo il muro di confine con il vicino, dove è sempre un po' ombreggiato e umido e, prossimamente, metterò anche delle viti di uva da tavola lungo il sentiero di accesso principale all'orto. Sfrutto i lati lunghi delle parcelle seminando atreplice o insalate.
L'atreplice oltre ad essere decorativa e buona, mi aiuta ad evitare ibridazioni se ci sono in parcelle poco distanti, piante della stessa varietà.
Ormai sono più di 2 anni che l'ho "ristrutturato" e devo dire che funziona!
Sono quasi completamente autosufficiente e, a volte, posso anche regalare agli amici le mie verdure.
Questa estate, per la prima volta, ho pacciamato con paglia.
Invito, se possibile, tutti a fare altrettanto.
A parte il risparmio di acqua, non fatico più per togliere le infestanti, da me sempre numerose.
Lo scorso inverno ho anche sperimentato i tunnel.
Li ho messi nelle parcelle che stavano al sole e ho avuto insalate e verdure per tutta la stagione.
Considerando che da me la temperatura è scesa a -10° e che qui in inverno nessuno fa l'orto, a causa del freddo, credo di aver raggiunto un buon risultato!
Aggiungo che il sistema delle parcelle è ottimo per attuare le rotazioni colturali anche se, lo ammetto con vergogna, io ancora non mi ci sono molto impegnata...
Mi sono impegnata di più per verificare le famose "consociazioni".
So che sarò linciata per questa mia affermazione ma...io non ho visto grandi differenze e quindi ormai non me ne preoccupo molto.
L'utilità di fiori come calendule, tagete e borragine, quella sì, l'ho vista!
Sono piena di insetti impollinatori che ronzano ovunque, che attirano molti uccelli che se ne nutrono e pipistrelli.
Il mio orto, dopo tutti questi anni, è molto "vivo" e secondo me anche carino!
Voi che ne dite?
I Bannati
Mi scuso se quanto sotto potrà sembrare non attinente all'orto, ma è anche la storia di come è nato questo blog
Tutto è iniziato con una discussione sul forum riservato ai soci di una associazione di Seeds Savers italiani, di cui facevamo parte da alcuni anni. Motivo della discussione la mancata spedizione dell'annuario dei semi messi a disposizione dei soci (dei quali alcuni non collegati via Internet) e del notiziario, anche a fronte di una quota associativa non indifferente. Io già da tempo avevo l'impressione che lo scopo dell'associazione in oggetto non fosse quello di salvare dei semi di varietà a rischio ma di salvare il bilancio personale del presidente, contemporaneamente tesoriere, cassiere e revisore dei conti ed avevo chiesto che si pubblicasse almeno il bilancio 2006, essendo già terminato anche l'esercizio 2007.
Le risposte del presidente tuttofare sono state tali che abbiamo deciso di non rinnovare la tessera ed uscire dall'associazione. Sorvolo sulle meschinità messe in atto dal presidente tuttofare, per arrivare solo al titolo del suo post sul forum aperto a tutti della stessa associazione: Bannati.
Post delirante, che ha fatto ridere alcuni e riflettere altri sulla sua sanità mentale. Che poi noi, i Bannati, ce ne eravamo già andati per conto nostro...
Anzitutto ci siamo ritrovati sul forum di Compagnia del Giardinaggio in cui avevo chiesto e ottenuto una sezione per l'orto, poi per non disperdere le nostre esperienze, amicizie e scambio di semi abbiamo aperto il blog Amici dell'Orto e relativo Gruppo su Google.
E così per un insieme di fatti positivi ci siamo ritrovati, sabato 12 luglio, da Teresio in Lunigiana. Io non avevo intenzione di andare, ero appena tornato dalla vacanza in Corsica e avevo deciso di non usare l'auto sino a fine estate, poi il desiderio di conoscere di persona amici così cari è stato troppo forte ed ho risolto con treno e pernottamento in zona.
Ospiti di un gentilissimo Teresio, che conoscevamo solo per telefono, il gruppo dei Bannati, Adriana, Angelo, Elvira, Paolo e Sofia, si è ritrovato: baci, abbracci, anche qualche lacrimuccia... siamo stati assieme sino a sera, con le nostre famiglie, come se ci conoscessimo da sempre.
Abbiamo pranzato, scambiato semi, visitato l'orto di Teresio con le sue innumerevoli varietà di viti e fragole, in una bella giornata di sole.
Elvira (e marito) con Sofia

Angelo (con famiglia) e Teresio

Adriana e figli

La visita dell'orto di Teresio

Lo scambio dei semi

Ed infine il sottoscritto, dedito alla sua occupazione preferita.




Ieri ci siamo incontrati con i bambini della 3a B della scuola Damilano di Ovada, i loro genitori e le insegnanti, nell’orto dietro all’ospedale vecchio. Nonostante sia già tempo di vacanze i bambini “dovevano” raccogliere i prodotti delle loro fatiche .
La stagione è un po’ in ritardo perché è piovuto tutto il mese di maggio e anche nei primi 15 giorni di giugno, quindi abbiamo estirpato le cipolle e alcune piante di patata non del tutto pronte, poi c’erano le bietole e le insalate. E’ presto per i fagiolini ed i fagioli naturalmente.
Per descrivere il nostro lavoro ho preferito portare un po’ di foto, comprese quelle di ieri con il saluto finale e la sorpresa di un omaggio (graditissimo!) alla sottoscritta da parte dei bambini, dei genitori e delle maestre Silvia e Cecilia.












Grazie a tutti!








E' ancora presto per vedere e raccogliere qualcosa, di notte fa freddo
Ancora uno scorcio, gli orti sono in tutto 11
PIZZICA!
di Giampiero
Il povero Cris- toforo Colom- bo ne fu con- vinto per tutta la vita: lui aveva trovato una strada, anzi un'autostrada (dati i tempi), che portava dritto dritto alle Indie, da dove sgorgavano o sarebbero sgorgati a cornucopia tesori inestimabili. Era appena sbarcato e già Colombo guatava con occhietto goloso alla ricerca di un qualche cosuccia almeno, così, tanto per portarla al re come souvenir: oro, pietre preziose, spezie. E lì roba ce n'è. Gongolante l'ammi- raglio annota nel suo diario: “...vi si trova anche molto Aji, che è il loro pepe, di una qualità più pregiata del pepe e tutta la gente non mangia senza quello, trovandolo molto salutare. Nell' Hispaniola se ne possono caricare cinquanta caravelle ogni anno”. Ragazzi, qui c'è il business! E' stato un affarone venire fin qui! Pepe! Certo, c'era anche oro, ma il pepe non era quotato moltissimo meno: era la spezia più amata e richiesta; addirittura decime e tasse venivano pagate spesso con sacchetti di pepe. Oltretutto rapidamente si scopre che nel nuovo mondo c'è più di un tipo di Pepe d'India, persino “...ve n'è alcuna spetie di asci , che si può il suo frutto mangiar crudo e non mordica” (G.F. D'Oviedo XVI sec.). Ma l'affare sfumò presto: la quotazione del Pepe d'India fu quasi travolta dal suo stesso successo. Giunto nel 1514 in Europa, in pochi anni era diffuso, usato e, sopratutto, coltivato dovunque il clima lo permettesse. Si può dire che il Pepe d'India aveva trovato il terreno già preparato dal Pepe: fu subito accettato dovunque e senza tutta quella sospettosità che circondò per secoli la patata, il mais o il pomodoro. Già alla metà del XVI secolo Matthioli (vedi l'immagine a corredo del post, tratta da un suo trattato) parlava del Pepe d'India come “...fatto horamai per tutti volgare”. A questo successo concorsero indubbiamente diversi fattori: facilità di coltivazione, immediata “riconoscibilità” (o confusione) con il già notissimo Pepe, possibilità per chiunque di accedere finalmente ad una spezia prima appannaggio di ceti elevati. C'è però qualche studioso che ha fatto notare un'altra cosa: il Pepe d'India (ma è arrivato il momento di cominciare a chiamarlo Peperoncino...) era una spezia, un' aggiunta, non un vero e proprio alimento. Era, cioè, una gradita variazione sul tema unico del più diffuso modello alimentare dell'epoca, modello che era fondamentalmente a base di grano e legumi. Questo modello alimentare sarà stato anche un po' noioso, ma, bene o male, funzionava e la recente rivalutazione della pasta e fagioli come “pasto completo, che non fa neanche ingrassare più di tanto” ne è forse una conferma. Ora....: perchè abbandonare la via vecchia per la nuova? Perchè sperimentare nuove colture (per altro dateci da selvaggi...) se per ora siamo riusciti a sopravvivere con granaglie e legumi? Ben venga il peperoncino, con la sua frustata di novità, ma seminare peperoni dolci invece che fagioli, beh... questo è un altro discorso.
Non sono certo un esperto del campo, ma mi sembra che buona parte dei nostri amati ortaggi (tipici o meno) non possono dirsi un mix ideale dal punto di vista dell'efficienza nutritiva, della quantità di elementi nutritivi (calorie, proteine, vitamine, etc.) ottenuti con una data quantità di energie e mezzi investiti. Mi sembra di aver notato che solo nel corso del XIX secolo si afferma l' orticoltura così come oggi noi la conosciamo, quasi parallelamente al salto in avanti fatto dai sistemi di produzione agricoli ed alla creazione di un “mercato del superfluo alimentare” che potrebbe aver consentito l'estendersi di coltivazioni “gastronomiche” (coltivate, cioè, più per il gusto che per la sopravvivenza) e non solo “nutrienti”.
In questo quadro la Rivoluzione Industriale, la nascita dei moderni nazionalismi e delle cucine "tipiche", l'urbanizzazione (con la sua “nostalgia della campagna”), avrebbero tenuto a battesimo quello che oggi viene recepito come un' anti-industriale agricoltura.
Dico queste cose con un consapevole grado di azzardo, non essendo, ripeto, un esperto o uno studioso. Ritengo però che questa mia un po' azzardata “provocazione” potrebbe far nascere un interessante scambio di opinioni ed informazioni.



